Il duomo di Messina
Il Duomo di Messina
(foto di Alessandro Campagna)
particolare decorazione ingresso
Interno del Duomo
particolare soffitto navata
La chiesa fu inizialmente costruita durante l’impero di Giustiniano I, con pontefice Papa Bonifacio II nel 530. Durante il periodo di dominazione islamica con un proprio emirato dipendente però da una dinastia esterna, tra l’800 e il 1000 circa, venne ditrutta per essere ricostruita probabilmente come moschea.
Dopo il 1000 due fratelli di origine normanna degli Altavilla sbarcarono nei pressi di Messina, volendo conquistare l’intera Sicilia.
Poi assaltarono la città e presero il dominio di Messina. Per questo si trova nella costruzione della chiesa una matrice normanna.
Il duomo di Messina fu costruito al tempo dei Normanni e poi dall’ Arcivescovo Berardo nel 1197, alla presenza dell’imperatore Enrico VI di Svevia e la regina Costanza d’Altavilla.
Durante i secoli è stato più volte distrutto e ricostruito sia per cause umane che naturali come nell’ultimo terremoto del 1908 che distrusse molti edifici della città.
Nel 1600 si aggiunsero nuovi elementi architettonici di tipo barocco che alterarono molto le linee originarie della chiesa appesantendole.
Verso la fine del 1700 ci fu un terremoto che distrusse quasi completamente la struttura dell’edificio. Rimasero intatti soltanto alcuni muri perimetrali e alcune absidi.
L’Arcivescovo Mons. D’Arrigo iniziò l’opera di ricostruzione, poi continuata e portata a termine dall’Arcivescovo Mons. Angelo Paino.
La nuova Cattedrale fu consacrata il 13 Agosto del 1929, con il titolo di Santa Maria Assunta. Ma durante la seconda guerra mondiale l’edificio venne bombardato e prese fuoco, incendiandosi e fondendo quasi tutto quello che si trovava all’interno. Rimase soltanto la struttura muraria del perimetro della chiesa poichè anche il tetto con le travi che lo sostentevano erano state fatte, come lo sono anche oggi, in legno.
Quindi lo stesso arcivescovo Paino si mise al lavoro in modo da far ricostruire la chiesa bene e in breve tempo.
Nell’agosto del 1947, soltanto quattro anni dopo la distruzione, la Cattedrale fu riaperta e Papa XII la consacrò con il titolo di basilica cattedrale di Santa Maria Assunta.
Il Duomo è a pianta basilicale a tre navate con due file di 13 colonne. In corrispondenza delle tre navate interne, esternamente ci sono tre portali gotici.
La facciata romanica è del tipo a salienti, una facciata in cui la copertura presenta una successione di spioventi, cioè con forti inclinazioni.
La navata centrale è costituita da arcate ogivali che come conclusione hanno tre absidi semicircolari.
Nella pavimentazione interna, molto suggestiva per i colori e i disegni geometrici realizzati, furono utilizzati marmi policromi e pietre locali come l’Anfibolite e il Rosso di Taormina. All’interno si possono ammirare in particolare, oltre all’architettura della costruzione, i colori negli affreschi delle pareti delle absidi. L’alternanza dei colori suscita un senso di ricchezza non soltanto esteticamente ma anche nel visitatore della chiesa. Anche le architravi delle navate laterali in legno sono tutte decorate.
Nonostante le numerose distruzioni e ricostruzioni la cattedrale di Messina è affascinante al suo interno per la ricchezza che offre e l’eleganza che si nota subito all’ingresso. All’interno sono visibili diversi monumenti funebri di Arcivescovi sopravvissuti alle varie distruzioni, nonché il mosaico dell’abside di sinistra quasi interamente originale. Buona parte delle opere distrutte furono riprodotte sotto la guida dell’arcivescovo Paino con pazienza con gli stessi disegni degli originali che erano state distrutte, come le statue dell’Apostolato lungo le navate laterali, il baldacchino dell’abside maggiore, i mosaici dell’abside centrale e parte di quella destra.
L’organo originale della cattedrale fu distrutto durante i bombardamenti nel 1943. Quello che è presente all’interno, è stato realizzato dalla ditta Tamburini di Crema e inaugurato nel 1948. E’ il secondo più grande in Europa e ha 16000 canne e una qualità acustica unica in Italia.