Energia dalle correnti marine dello stretto di Messina
KOBOLD: turbina per correnti marine ad asse verticale
Sullo Stretto di Messina navigava una strana piattaforma. Non si capiva bene cosa fosse: troppo piccola per essere una piattaforma petrolifera e troppo insolita per essere una normale imbarcazione. Erano visibili soltanto piccoli moduli fotovoltaici.
L’idea, molto brillante, era quella di fornire energia elettrica “essenziale” agli abitanti delle piccole isole, oltre a garantire l’energia necessaria ai servizi della piattaforma stessa, come l’illuminazione e gli strumenti di bordo.
Tuttavia, la parte più interessante non era visibile ed era il vero cuore dell’esperimento: un’innovazione assoluta per quegli anni.
Si trattava di una tecnologia sperimentale mareomotrice, progettata per trasformare l’energia cinetica della massa d’acqua delle correnti dello Stretto di Messina in energia elettrica. Fu una delle prime sperimentazioni al mondo per la produzione di energia elettrica dalle correnti marine.
In realtà, l’energia delle correnti dello Stretto di Messina era oggetto di studi di fattibilità già dal 1980, quando l’Enel aveva ipotizzato un programma di sfruttamento mediante turbine collocate sul fondo dello Stretto, progetto che venne successivamente abbandonato.
Non ebbe grande successo né applicazioni diffuse; in effetti, ancora oggi l’energia del mare come fonte alternativa trova pochissime applicazioni pratiche. Tuttavia, queste sperimentazioni hanno certamente rappresentato un grande passo avanti per la scienza.
Questa fu la prima turbina al mondo ad asse verticale in grado di sfruttare le correnti di marea dello Stretto di Messina.
Denominata “Kobold” – dal nome di un folletto buono della mitologia nordeuropea – ed oggetto del brevetto internazionale n. WO 2005/024226 A1 – “Turbina idraulica ad asse verticale per la generazione di energia elettrica pulita sfruttando le correnti di marea” – fu installata nella primavera del 2001, in collaborazione con la società Ponte di Archimede International (oggi liquidata). Le attività di sviluppo e ricerca furono svolte dal 1998 presso l’Università di Napoli Federico II, in particolare con il Dipartimento di Progettazione Aeronautica.
La Kobold era una piattaforma galleggiante di circa 10 metri di diametro, dotata di una turbina ad asse verticale con tre pale immerse in acqua, basata sul principio inverso di un moderno propulsore navale. Ancorata tra Ganzirri e Torre Faro, a circa 100 metri dalla costa, fu collegata alla rete elettrica nazionale dal marzo 2006. Sfruttava correnti con velocità fino a 3 metri al secondo ed erogava una potenza di circa 100 kW. Dismessa nel 2016, dopo oltre quindici anni di permanenza continuativa in mare, detiene il primato mondiale di longevità per una turbina mareomotrice.
Il settore dell’energia mareomotrice, tra le energie rinnovabili, è quello meno utilizzato e applicato. Negli ultimi anni, però, la ricerca e le applicazioni in questo ambito hanno suscitato un notevole interesse da parte di molti centri di ricerca e università.
Va evidenziato che questo settore presenta notevoli margini di miglioramento e di applicazione. Basta osservare che il nostro pianeta è ricoperto per circa il 70% dai mari. Le stime prevedono che, nel prossimo futuro, l’utilizzo dell’energia del mare — sia dal moto ondoso sia dalle correnti marine — potrebbe essere sufficiente a coprire il fabbisogno energetico dell’umanità.
Tra i progettisti vi era l’ingegner Nino Italiano, che da allora lavora incessantemente nel campo dell’energia rinnovabile mareomotrice e che ha in elaborazione alcune soluzioni semplici e innovative per un’applicazione diffusa di questa tecnologia.
Fabio Roggiolani – cofondatore Ecofuturo
fonte da https://ecquologia.com/sullo-stretto-di-messina-navigava-una-strana-piattaforma/