Il porto di Messina

Il porto di Messina

Il porto di Messina

Foto satellitare
del porto di Messina

Ingresso del porto di Messina

Immagini dal video “linea blu” Rai 
“porti d’Italia: Messina”

Porto con vista dall'alto

Il porto di Messina è fatto a forma di falce. Infatti la storia di Messina trae origine proprio dal porto fondato dai greci che la chiamarono Zancle. Zancle in greco significa appunto “falce”.
La costruzione del porto, da cui prenderà poi il nome anche la città stessa, su un arcipelago nello stretto di Messina, fu fatta appunto da un miscuglio di un gruppo misto di Greci. Il territorio era già popolato dai siculi, la gente che abitava lì in piccoli villaggi.
La spedizione dei greci e pirati che provenivano da Cuma riuscì a fondersi con gli abitanti e fondarono il porto innanzitutto, a forma di falce, da qui l’antico nome di Messina “Zancle” cioè falce.
Lo stesso Tucidide ci offre una testimonianza preziosa per comprendere l’origine del nome: Zancle all’inizio era stata così chiamata dai Siculi, poiché il posto ha l’aspetto di una falce (“i Siculi chiamano la falce “Zanklon””). Quindi sia gli abitanti del territorio sia i greci avevano dato lo stesso nome, perchè la Sicilia era stata una colonia greca, della Magna Grecia.
Zancle (Messina): Fondata nel 756 a.C., fu la prima colonia greca in Sicilia secondo altre tradizioni. 
Il porto di Messina è il primo porto d’Europa per numero di navi che vi transitano: ben 12000!
C’è un preciso modo in cui viene regolamentato il passaggio delle navi nello stretto che è monitorato dalla capitaneria di porto da un centro di comando dove tutti gli addetti preposti si occupano di varie mansioni.
Le navi che giungono al porto di Messina sono di varie dimensioni: dalle navi da crociera a quelle di trasporto delle merci, a quelle per il trasporto dei passeggeri e dei treni ed altre.
Per fare in modo che vi sia un transito regolare in cui non ci siano scontri tra le navi queste vengono fatte girare in un senso rotatorio all’interno dello stretto deciso dalla capitaneria e le navi vengono fatte entrare e uscire dal porto su indicazione di vari addetti della capitaneria che le seguono nel loro tragitto con immagini satellitari e vengono tenute sotto controllo dalla loro posizione fino all’attracco nel porto.
Per le navi di maggiori dimensioni e per quelle che contengono merci pericolose viene inviata una “pilotina“, cioè una piccola nave veloce con all’interno un pilota esperto nella navigazione che ha il compito di guidare queste navi per farle ormeggiare in modo sicuro nel porto. 
La Capitaneria di Porto di Messina si trova in città ma il centro VTS (Vessel Traffic Service cioè “servizio di gestione del traffico marittimo”) è una sua specifica sezione operativa, situata sulla collina di Ogliastri, responsabile del monitoraggio e del coordinamento del traffico nello Stretto di Messina 24 ore su 24.
L’esperienza è il fondamento su cui si basa il corpo della capitaneria e anche di questo centro: uno scambio di conoscenze attraverso i rapporti umani che si instaurano tra persone tutti i giorni con il loro lavoro nel centro VTS della capitaneria. 
E ogni giorno gli addetti ai lavori si mettono nelle loro postazioni, fanno il loro lavoro in modo egregio fornendo assistenza continua, c’è una bella atmosfera all’interno del centro VTS, le persone si stimano a vicenda.
Oltre a questo tutti i mezzi della capitaneria sono adeguati al tempo attuale, vengono continuamente manutenzionati ed equipaggiati in modo da essere sempre pronti per poter intervenire con mezzi efficienti, adeguati e collaudati. E il personale deve essere preparato allo stesso modo in modo da poterli sfruttare al massimo della loro “abilità”.
Lo stretto di Messina è a volte difficile da governare: ci si trova di fronte a onde alte fino a due metri e mezzo e si devono fare delle operazioni di riparazione o di soccorso.
Ecco perchè è importante che i capitani delle navi della capitaneria siano sempre aggiornati sui mezzi che hanno a disposizione e che seguano delle indicazioni di massima generalmente comuni, tra di loro ci deve essere una comune visione di come affrontare in mare aperto tutte le simulazioni ed esercitazioni che hanno fatto in altre circostanze, sicuramente molto più favorevoli. Sono questi i momenti in cui vengono fuori gli uomini, la loro umanità, la coscienza, il coraggio, la decisione di agire per gli altri e non per portare semplicemente a casa dei soldi.
Ci sono anche associazioni che da tempo si sono costituite per non far distruggere le barche che portano i clandestini a bordo ma farle rivivere con una veste nuova, riparando bene lo scafo, dipingendolo con dei bei colori all’esterno, impiegando tempo e denaro propri e cambiando la bandiera sulla cima della nuova nave.